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4 novembre 2007

Enigmi dal passato

LIBRO

Autore: Erich Von Däniken
Titolo edizione italiana: Enigmi dal passato
Edizione consultata: SugarCo, 1980
Edizione originale: 1973

Uno dei tanti libri scritti da questo svizzero fissato con gli “omini verdi”. L’idea di Von Däniken è che degli esseri extraterrestri, dotati una tecnologia superiore, abbiano creato e condizionato l’umanità, lasciando numerose tracce della loro presenza in miti, immagini e manufatti antichi la cui collocazione storica risulta del tutto anacronistica. I cavalli di battaglia di Von Däniken sono ormai un classico della letteratura “misteriosofica”: il libro di Enoch, la pietra di Palenque, le piste di Nazca, la macchina di Antikythera, la mappa del Piri Reis, ecc. Chi non li conosce ormai? Alcuni di questi esempi sono abbastanza impressionanti e quasi convincenti, ma resta il fatto che l’idea dei creatori venuti dallo spazio è soltanto lo stadio finale di degenerazione intellettuale che ha ormai ridotto il “cielo”, da simbolo degli stati spirituali, alla sola realtà materiale.
Von Däniken e tutti i suoi sostenitori vedono soltanto quello che vogliono vedere: certo, la realtà si presta ad essere male interpretata, ma è nella natura delle cose. Addirittura le interpretazioni possibili sono molteplici. Cosa fa la differenza? Soltanto la capacità di discernimento. La facoltà per mezzo della quale si può distinguere ciò che è vero da ciò che sembra vero.
La realtà è che la fede negli dei venuti dallo spazio è una corrente antitradizionale, che sfrutta le debolezze umane, per colpire al cuore le ultime vestigia di tradizione. Non è un caso se tali credenze, per quanto antiscientifiche possano essere, vadano sempre più a braccetto con la mentalità moderna, agnostica, atea e anticlericale. Ma a che punto siamo di deviazione mentale? C’è chi non vuol credere in Dio in nome della razionalità, e poi crede agli “omini verdi”? C’è chi vuol rifiutare duemila anni di Cristianesimo per buttarsi ciecamente in questa moderna e banale mitologia?

Sciamani

LIBRO

Autore: Graham Hancok
Titolo edizione italiana: Sciamani
Edizione consultata: Corbaccio, 2006.
Edizione originale: Supernatural Meeting with Ancient Teachers of Mankind, 2005

Graham Hancok, da bravo giornalista, rispolvera le idee degli altri, le mescola e le riconfeziona ad arte per rivenderle alla massa. Come suo solito, parte da giuste osservazioni e arriva alle conseguenze sbagliate. Pertanto, si trovano alcuni dati interessanti, ma quanto alle elaborazioni di questi dati, occorre prenderle con la dovuta cautela.
Hancock riprende la teoria “neuropsicologica” dell’antropologo David Lewis-Williams, che a metà degli anni ’70, interpretò le pitture rupestri del paleolitico come rappresentazione di stati alterati della coscienza, indotti con droghe o tecniche di deprivazione sensoriale.
Di qui salta alla conclusione che lo sviluppo dell’evoluzione umana sia stato innescato a favorito proprio dall’uso di droghe naturali, in particolare quelle allucinogene, che permetterebbero all’uomo di attraversare la soglia di un mondo parallelo. Attraverso questi viaggi nell’altromondo, tipici dello sciamanesimo, l’uomo entrerebbe in contatto con esseri intelligenti che, a seconda delle epoche e del contesto storico, sono concepiti come spiriti, folletti, fantasmi, streghe o extraterrestri!
Hancok cita anche la teoria psicanalista di Carl Gustav Jung, secondo il quale gli UFo potevano derivare da una sorta di “psichismo materializzato”.
In questo vi è una certa verità. Se l’incidenza di certi cosiddetti fenomeni “paranormali” aumenta vistosamente con l’uso di sostanze tossiche, dobbiamo concludere che si tratta di fenomeni legati al mondo psicologico. Ma dire che gli stati alterati di coscienza, indotti con l’uso di droghe, sono un mezzo alla portata di tutti per la conoscenza metafisica, è una menzogna che puzza tanto di zolfo. Primo: in metafisica non esistono scorciatoie. Secondo: usare le droghe per liberare lo spirito è come voler volare infilandosi un razzo nel di dietro.
E’ evidente che Hancock confonde lo spirito (pneuma) con la psiche, la metafisica con la stregoneria, la verità con l’apparenza. Suona quindi come una tentazione diabolica l’invito a rifiutare qualsiasi autorità scientifica o religiosa e di sperimentare liberamente e facilmente le esperienze oltremondane indotte dalle droghe allucinogene: «chi di noi è stato allevato in un clima morale puritano può sempre pensare che noi non possiamo affatto meritare qualcosa di così meraviglioso e illuminante come l’esperienza religiosa senza lavorare e soffrire per raggiungerla, ma questa non è una posizione logica» (pag. 538).
L’autore, confessando di aver sperimentato direttamente le sostanze oggetto della sua ricerca, da cui si capisce il carattere delirante delle conseguenti teorie, non ci risparmia l’apologia delle civiltà precolombiane, che avrebbero raggiunto alti livelli di civiltà proprio grazie alle droghe come il peyote, il mescal, o l’ayahuasca. Che si trattava di civiltà evolute e pacifiche, represse nel sangue dai conquistadores e dalla Chiesa Cattolica. Si è dimenticato di dire che tali pacifiche civiltà praticavano il sacrificio umano e che quando entrarono in contatto con gli Europei, erano già in una fase di avanzata decadenza in cui uso di droghe e l’abuso della stregoneria ebbero sicuramente la loro parte.